Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, Pamplona
Scritto nel agosto 2019agosto 2025 da Fco Javier Zubiaur Carreño
Antecedenti storici
Il decreto canonico che la istituì fu firmato il 1° marzo 1979 dal titolare dell'arcidiocesi di Pamplona don José María Cirarda Lachiondo. La sua attività parrocchiale iniziò 17 giorni dopo, in modo provvisorio e per cinque anni, al primo piano di Plaza Félix Huarte numero 7. La prima pietra dell'attuale tempio parrocchiale fu posta il 23 aprile 1983 e undici mesi dopo, l'11 marzo 1984, fu consacrata la nuova chiesa, sede definitiva della nostra parrocchia, edificata su un terreno di 750 m2 situato presso il Frontón de López nel quartiere di Iturrama, in via Serafín Olave 21.
La parrocchia si separò da quella del Corpus Christi, insieme a quelle prossime di San Francisco de Asís e di Santa Vicenta María, a causa dello sviluppo urbanistico della zona ovest della città e per l'assistenza pastorale di circa 9.200 fedeli residenti in 2.300 abitazioni situate tra le strade Sancho el Fuerte e l'Avenida de Navarra, includendo via Esquíroz, Iñigo Arista, Serafín Olave, Iturrama, Pedro I, Alfonso el Batallador e Plaza Félix Huarte.
Alzato della chiesa e casa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù (Fonte: Diario de Navarra)
Il tempio fu progettato dall'architetto Miguel Tomás Arrarás Urdániz, autore della vicina chiesa di San Juan Bosco, nel quartiere di Abejeras, inaugurata nello stesso anno, con cui condivide caratteristiche funzionali. La ditta costruttrice fu ACR e i geometri intervenuti nell'opera furono Martín Aranguren e Sebastián Zalguizuri.
Il costo si aggirò intorno ai 50 milioni di pesetas, di cui l'Arcidiocesi contribuì con 10 milioni dal fondo interparrocchiale più 4 milioni iniziali raccolti dai fedeli. L'Apostolato della Preghiera, che aveva promosso la costruzione di un monumento al Sacro Cuore di Gesù, per cui aveva aperto una sottoscrizione popolare, consegnò alla Parrocchia 600.000 pesetas. Si aggiunse il ricavato della vendita dell'appartamento che fino ad allora era stata la sede provvisoria della Parrocchia, mentre il resto fu fornito dalle sottoscrizioni dei fedeli.
Le pratiche per ottenere la licenza edilizia dal Comune furono ardue, ma il nostro primo parroco, don Agustín García Larragueta, con la sua caratteristica tenacia, le superò, dovendo persino ricorrere il tribunale per annullare la quota urbanistica imposta dal Comune alla parrocchia per l'inizio dei lavori, pari a 1.785.620 pesetas, ottenendo il sostegno del Tribunale Amministrativo di Navarra che emanò una sentenza favorevole alla sua esenzione nell'aprile 1985.
Sin dall'inizio, fedeli e sacerdoti (che formarono squadra con don Jesús Recalde Alzórriz) concordarono l'ideale su cui basare la comunità parrocchiale intesa come comunità di piccole comunità permeata da un clima accogliente che favorisse la partecipazione responsabile nella gestione della parrocchia; centrata sull'idea di Gesù Risorto, proiettata in uno stile di vita di fede con gioia di fronte alla buona notizia della salvezza; e comunità missionaria solidale con chi soffre secondo i desideri di Gesù proclamati dalla sua Parola.
Il complesso architettonico
È formato dal tempio e dalla casa parrocchiale annessa. La chiesa ha una superficie di 500 m2. È di un unico piano a forma di ventaglio, secondo le norme liturgiche postconciliari per favorire la partecipazione dei cristiani durante la Santa Messa, con lieve pendenza e capacità per 500 persone distribuite su banchi, più una piccola cappella per uso quotidiano che può essere unita al più ampio locale parrocchiale nei giorni di maggiore affluenza tramite porte scorrevoli, nello spazio della quale si trovano sia i confessionali sia la sagrestia. All'epoca fu una novità l'allestimento di due piccole sale situate all'ingresso del tempio e separate dalla navata centrale da vetrate destinate alle famiglie con bambini piccoli. Le pareti combinano l'intonaco dipinto con il mattone a vista marrone con cui è edificato il complesso, contrastando la sua ruvidità con il terrazzo lucido del pavimento. Nel soffitto gli impianti elettrici sono nascosti da una struttura metallica a forma di tetto a capanna le cui falde confluiscono in una lanterna a sezione circolare che illumina l'altare sottostante, e che esternamente culmina in una croce. Inoltre, il tempio è illuminato dall’esterno tramite alcune finestre vetrate con vetrate artistiche.
Annesso alla chiesa si trova l’edificio parrocchiale di quattro piani. Al piano terra si trovano i tre uffici dei sacerdoti, al primo e secondo le sale per le loro riunioni con i fedeli, sessioni di catechesi e vari gruppi, e al terzo l'abitazione dei sacerdoti incaricati del servizio religioso.
Gli accessi esterni sono protetti da una pensilina per il tempio e da un portico per la casa parrocchiale.
Identificano la Parrocchia esternamente, a est e a sud, due croci disegnate dal fedele Alfredo Díaz de Cerio, sovrapposta la seconda a dei cartelli che identificano il complesso, in alluminio laccato.
Ornamento esterno
Al piacevole contrasto volumetrico del tempio con la casa parrocchiale, dei vani che scandiscono le pareti e della piccola croce che corona la lanterna, si uniscono le citate croci progettate dall'autore nel 1984 ed eseguite due anni dopo su lamiera di acciaio corten (della facciata ovest) e di alluminio (a sud, successiva alla prima), piegata, saldata e smaltata in nero opaco, con aria leggera e illuminazione elettrica posteriore, di dimensioni 600 x 400 cm.
Entrambe sono croci latine in cui si alternano diversi ritmi: allungamento e contrazione delle estremità, materia e vuoto nel disegno, alleggerimento delle linee orizzontali di fronte all’ascendente verticalità dell’asse longitudinale, e luce elettrica posteriore che di notte anima i vuoti, affina i profili e esalta il simbolo con un delicato misticismo, grazie all’effetto suggestivo “fotografico” di presenza e allusione della croce, conferendo a questo simbolo cristiano un valore significativo.
Secondo l'artista, nella sua esecuzione cercò di unire tradizione e modernità, al fine di identificare il carattere di tempio cristiano di un edificio che non mostrava altro che una discreta adesione al culto religioso. Dopo la posa delle croci, alla base di esse fu aggiunta la scritta, in maiuscolo, PARROCCHIA / DEL SACRO CUORE DI GESÙ (nel cui design Díaz de Cerio non intervenne), realizzata da Luminosos Arga Digital. Fu una croce pensata per un quartiere moderno, in formazione, di giovani coppie con una certa cultura, quindi ricettive a un nuovo concetto di croce su uno sfondo tradizionale di mattoni. Croce comprensibile per il suo design riconosciuto (orizzontale + verticale) ma allo stesso tempo con un'aria di novità, con una parte artistica che richiama i movimenti geometrici freddi (il suprematismo del russo Malevich e il razionalismo architettonico in generale), e il lavoro personale dell'architetto navarrese Víctor Eúsa, che lo portò a riflettere davanti a due sue opere emblematiche (il Seminario conciliare e la Chiesa dei Fratelli Paúles) circa le possibilità espressive della croce in unione al mattone e al valore riconosciuto del bordo nel gioco volumetrico. Il risultato è quella croce di aria leggera, ritmo musicale e aspetto mutante, poiché si può dire che assume due aspetti - quello del mattino e del pomeriggio, e quello dell'oscurità - proiettandosi sul muro grazie alla potente prospettiva del viale.
Nell'opera poliedrica di Alfredo Díaz de Cerio, pittore, scultore e ceramista, oltre che poeta, il segno della croce è una delle iconografie che più lo hanno attratto e che ha trattato con le tecniche e gli stili più diversi, essendo nella sua pittura il concetto espressionista il più usato per fissare il gesto o la torsione del corpo per il dolore della sofferenza, sebbene altre versioni risultino profondamente poetiche. Già nel 1968 realizzò quello che potrebbe essere il primo dei suoi Crocifissi, a cui da allora si sono aggiunte diverse decine, generalmente in piccolo formato, più adatte a fissare l’essenziale – che per lui era lo spirito – fino agli inizi del XXI secolo, in cui dipinse una serie di Cristi che levitavano su orizzonti sfocati. La croce ebbe una presenza simile nella sua produzione letteraria, in modo esplicito – scrisse una Via Crucis poetica nel 1969 – o attraverso invocazioni a Dio che traducevano la sua ricerca dell’Assoluto.
Immagini di culto e decorazione interna
Le vetrate del perimetro esterno della chiesa e il mosaico dell'altare sono opere commissionate dalla Parrocchia a Domingo Iturgáiz, artista domenicano. In esse, con un linguaggio tendente all'astrazione ottenuta mediante la combinazione intenzionale di cristalli policromi uniti con cemento all'interno di una cornice di ferro, l'autore ha rappresentato una completa iconografia dei momenti chiave della Storia della Salvezza: la creazione del mondo (acqua, luce, cosmo), il peccato originale (albero, frutto, serpente), l'Incarnazione (lo Spirito Santo feconda Maria), la Nascita di Gesù (culla, stella, simboli dei Magi), i simboli corrispondenti ai vari titoli di Cristo - Buon Pastore (bastone, ovile…), Cammino verso il Padre (percorso ascendente verso il Cielo), Acqua Viva (sorgente), Luce del Mondo (fiamma che irradia splendore), Vita (vite e tralci), Amore (cuore raggiante) - così come la Morte Redentrice di Cristo (croce), la Resurrezione del Signore (“passaggio” dalla morte a una Vita Nuova), la Venuta dello Spirito Santo (Pentecoste, irruzione di luce), e la Presenza Attuale di Cristo tra noi attraverso la Sacra Scrittura (Bibbia, lampade della Fede accese), Eucaristia (pane e vino, tavola e commensali) e, come culmine di tutta la storia della Salvezza, il Regno dei Cieli (accoglienza paterna di Dio ai suoi figli). La serie di vetrate continua nella Cappella: nodi che simboleggiano l'unione di Cristo con gli uomini e degli uomini con Lui, il calice con la Sacra Forma che rappresenta l’Eucaristia, il cesto con i pani allusivo ai miracoli del Signore e al Pane di Vita Eterna implicito nella stessa Eucaristia, il Crismón o anagramma di Gesù Cristo Principio e Fine dell'universo, la
Croce a forma di ostensorio, il pesce coronato dalla parola greca ΙΧΘΥΣ (cinque lettere che sono le iniziali di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore ma che insieme significano anche pesce e per questo i cristiani perseguitati nell'Antichità lo usarono come immagine per riconoscersi tra loro) e il calice con la Sacra Forma davanti a una tenda, in riferimento alle parole di San Giovanni (1,14): “E la Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
I ripiani che lasciano libere le grandi finestre vetrate della chiesa sono stati utilizzati per disporre le stazioni della Via Crucis, con l'aggiunta particolare di una quindicesima stazione di Gesù Risorto, emergente in tutta la sua maestà dal sepolcro ai cui lati due soldati romani sono stupiti dall'evento. Sono bassorilievi realizzati dai Talleres de Arte Granda, di Madrid, secondo la tecnica della sbalzo su lastra di ottone imitando l'intaglio su legno. Le opere d'arte provenienti da questo laboratorio aperto dal presbitero Félix Granda Buylla nel 1891, che ha avuto continuità fino al presente, si caratterizzano per la bellezza del disegno, l'esecuzione accurata e la profondità del pensiero riassunto in dignità (gravità degli atteggiamenti senza gesti tragici eccessivi delle figure), religiosità (parlare e insegnare di Cristo, in questo caso della sua Passione), popolarità (che sia un arte compresa da tutti) e simbolismo (in modo che il senso di ogni elemento significativo colleghi con lo spirito dell'arte medievale).

Gesù Cristo Risorto è la rappresentazione che presiede le celebrazioni dall'Altare Maggiore, che l'artista Iturgáiz trasse ispirazione dall'icona di una religiosa cattolica egiziana del monastero benedettino di Nostra Signora del Calvario, sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme, verso il 1977. Il suo autore – lo stesso delle vetrate - utilizzò la tecnica del mosaico, che affonda le radici nelle arti paleocristiane e bizantine, ma introducendo alcune modifiche intenzionali. È frontale, con le sue piaghe evidenti e le braccia aperte su una croce dagli estremi accentuati che si sovrappone a un’irradiazione della sua propria figura. È vivo, con il cuore aperto e sanguinante, simbolo della sua offerta per la salvezza degli uomini, ma nel suo caso la tunica rossa del modello è stata trasformata in bianca per simboleggiare Cristo trionfante sulla morte, che si apre volontariamente la ferita del costato per mostrare il Cuore che dà nome alla Parrocchia. Le tonalità ocra predominanti dell’insieme sono vivacizzate da tessere incarnate di vetro di Murano per simulare il sangue che scorre dal petto trafitto e il nimbo dorato dietro la testa. Furono proprio i paleocristiani a sviluppare l'usanza di applicare il mosaico – che gli antichi grecolatini usavano come pavimento – sui veli di parete per evitare di calpestare le immagini religiose in essi rappresentate.
Accanto al mosaico, emblema della nostra Parrocchia, presiede insieme all'altare maggiore la scultura della Vergine dell'Offerta, che presenta un modo peculiare di mostrare il Bambino Gesù nell'offerta della sua Madre agli uomini. Suo Figlio abbandona il grembo della Madre con le braccia aperte in atteggiamento di dono preannunciando la sua futura redenzione del genere umano attraverso la sua Incarnazione e Passione, in un movimento squilibrato tipico del barocco. Maria appare in piedi su una base, leggermente inclinata in avanti. Indossa una semplice tunica beige, in realtà lo stesso colore del legno con cui è stata scolpita la figura, con lievi pieghe, con un manto blu allacciato al collo e la testa coperta da un velo che cade dietro la spalla destra e copre davanti parte della sinistra, mentre il Bambino indossa anch’esso una tunica semplice ma velata di bianco. Lo scolpì per la nostra chiesa, in legno di pino russo, nel 1984, l'artista navarrese-valenziano José López Furió, basandosi su grandi piani sintetici che stilizzano il suo canone il cui serenamente classicismo non fu alterato da una policromia appariscente, perciò semplicemente fu lucidato con una leggera cera e colorato con due colori (blu e bianco) appena applicati, compito che lo scultore affidò al restauratore pamplonese Agustín Guillén López.

Nel presbiterio fu installata una semplice acquasantiera in pietra realizzata da un autore popolare con la sua ampolla a sezione circolare scanalata in stile gotico rurale proveniente dalla chiesa di San Esteban de Janáriz, municipio di Lizoáin, vicino ad Aoiz, con un piedistallo emisferico su base quadrata adornata con sfere ai vertici (il fusto è ricostruito), di 100 x 76 cm, seguendo la pratica della nostra Diocesi di recuperare pezzi patrimoniali che sono rimasti inutilizzati per lo spopolamento del territorio o senza uno scopo chiaro. Nel 2018 questa acquasantiera fu spostata all'ingresso del tempio, in un battistero realizzato appositamente per significare ancora meglio l'ingresso nella fede in Gesù Cristo dei nuovi battezzati. Tale pratica della Diocesi spiega anche il perché, sulla parete laterale della Cappella, sia stata appesa un'immagine del XVI secolo, di ispirazione romanista, della Vergine con il Bambino, proveniente dalla chiesa di San Pedro de la Rúa, a Estella, il cui autore è sconosciuto. Il Bambino, seduto sul braccio sinistro della madre, benedice con la mano destra. Ai piedi della Madre si trova la luna associata alla sua Immacolata Concezione che si ispira all’Apocalisse di San Giovanni (12,1) dove si legge: «Un grande segno apparve nel cielo, una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di 12 stelle sulla testa». La scultura è in legno dorato, policroma e estofada per dare l'aspetto broccato alle vesti delle figure, la cui ampollosità annuncia lo stile barocco.

Continuando nella Cappella, un altro bellissimo pezzo dell’arredamento liturgico che spicca è il tabernacolo realizzato dal decoratore religioso Pedro José Villalba, di Madrid, nel primo terzo del XX secolo, in bronzo di stile neo-romanico, con incrustazioni di avorio e smalto policromo sulla sua porta, più colonne di marmo verde venato, poiché la sua struttura assomiglia a un portale di chiesa romanica, con due archivolti su colonnine di ordine corinzio a fusti lisci. L'archivolto esterno è decorato con triangoli intrecciati e il suo bordo esterno è liscio. L'archivolto interno è ornato da motivi vegetali continui, presentando al bordo un rilievo a punta di diamante. La porta del tabernacolo porta una fascia in rilievo a punta di diamante, e una cornice esterna decorata con smalto consistente in steli vegetali intrecciati, con alternanza di due toni di blu e ocra, secondo la tecnica del “cloisonné”, e dieci boccioli di bronzo sparsi.
Il fondo della porta presenta fiori e steli in una disposizione variegata intorno a un medaglione centrale con la figura del Buon Pastore che simboleggia Gesù. Questa decorazione vegetale è abbracciata nella parte inferiore da fiocchi lisci, che lasciano libero uno spazio centrale dal quale sgorga una fonte, davanti alla quale bevono due cervi realizzati in avorio incastonato nel bronzo (la cerva a destra e il cervo a sinistra). Il medaglione centrale ha forma ellittica, bordata da una fascia di foglie, che incornicia una lamina metallica smaltata dove si rappresenta, davanti a un paesaggio con orizzonte basso, il Buon Pastore configurato come “moscoforo”: un giovane uomo bello che porta sulle spalle un agnello, con il sacchetto incrociato sul petto e nella mano destra un fascio di spighe e di uva, con una pecora ai suoi piedi. L’insieme è pieno di simboli eucaristici: la “Fonte di Acqua Viva” a cui si avvicinano i cervi (gli uomini) è Cristo; le spighe e l’uva che porta il Buon Pastore sono la stessa sostanza dell’Eucaristia, e Cristo, “Agnello Eucaristico” che si lascia mangiare da tutti, è allo stesso tempo il Pastore di tutti gli uomini.
Misura 47 cm di altezza per 38,5 cm di larghezza. È incassato nella parete della Cappella laterale della Chiesa. Fu donato nel 1997 dalle Dame Catechiste dell’Opera Sociale e Culturale Sopeña (OSCUS) che, per motivi urbanistici, avevano trasferito la loro residenza dal quartiere di San Juan a quello di Iturrama, dovendo chiudere la cappella aperta al culto.
L’iconografia religiosa si completa, oltre che con la croce processionale, con il crocifisso che abitualmente presiede la Cappella del Santissimo. Sono immagini ispirate a Cristo durante la sua agonia, con aspetto sofferente. Ma, a Natale, abbiamo la gioia di baciare di nuovo i Bambini Gesù che gelosamente conserva la nostra Parrocchia, e il presepe che con prospettive difficili, belle figure, sorgente e effetti di luce scenifica la nascita del Salvatore.
Gli artisti della chiesa
Alfredo Díaz de Cerio Martínez de Espronceda
(Mendavia, 1941-Pamplona, 2008). Autodidatta, l'interesse per la pittura gli si accese nel 1962. Quattro anni dopo emigrò in Svizzera per lavorare in una ditta chimica (1966-1967). In viaggi occasionali nei paesi vicini, conobbe la pittura di Vermeer di Delft, Van Gogh, Kandinsky, Kokoschka e la pittura tedesca del momento. Conobbe la pittrice Margarethe Liebau Kornemann, autrice di inchiostri espressionisti. Ma fu il padre benedettino Kunibert che organizzò le prime mostre nel Municipio di Brilon Stadt (1971). Kunibert, che lo mise in contatto con l’opera di Dürer, fu il primo ad intuire in lui la forza del suo mondo interiore manifestato in due direzioni: i versi e la potenza espressiva del colore. Alla fine del 1974 tornò in Spagna e per due anni lavorò a Saragozza per la ditta Muresa, specializzata in rivestimenti ceramici. Fu assistente dello scultore Ángel Orensanz, che lo interessò alla struttura, al vuoto e alla flessione delle forme scultoree. In questo momento realizzò i primi modellati zoomorfi in argilla. Si stabilì definitivamente a Pamplona nel 1976.
Alfredo Díaz de Cerio (Foto: Paco Ocaña)
Ben conosciuto dell'arte centroeuropea, si può dire che in Germania si sono sviluppate le sue successive orientazioni stilistiche: postimpressionismo dai toni forti e cubo-surrealismo influenzato da Ernst e Klee, negli anni '70; surrealismo mediante la rappresentazione di forme organiche sul modello visionario di Dalí e Tanguy, costruzioni metafisiche all'italiana, espressionismo fortemente astratto con significato mistico-religioso espresso attraverso una pittura in bassorilievo alla quale aggiunse anche metalli, negli anni '80; realismo intenso, già preannunciato nella sua pittura metafisica precedente, ma ora con un chiaro riferimento ad Antonio López, durante gli anni '90. Attraverso l'argilla cercò l'unione con l'ambiente cosmico, ricorrendo nella sua scultura ancora alle forme surrealiste e organiche. La sua vitalità creativa lo spinse a realizzare anche inchiostri, acquerelli e disegni, interessandosi all'illustrazione e alla grafica pubblicitaria. Pubblicò cinque libri di poesia e ottenne numerosi riconoscimenti in questo campo, come i premi “Luis Rosales” e “Vicente Aleixandre”. Come pittore ricevette medaglie d'oro a Rheinfelden (II Esposizione d'Arte Spagnola, 1972) e Basilea (1972). Realizzò più di cinquanta mostre personali e altrettante collettive sia in Spagna che nell'Europa Centrale. Tra le prime meritano di essere evidenziate le antologiche del 1994 al Museo di Navarra e del 2007 alla Galleria Uno2Tres, entrambe a Pamplona.
Fra Domingo Iturgáiz Ciriza, O.P.
Domingo Iturgáiz O. P. (Foto: Ordine di Santo Domingo)
(Villava, Navarra, 1932-2015). Dottore in Archeologia Cristiana presso l'Istituto Pontificio del Vaticano, è stato professore di Storia dell'Arte Cristiana nella Facoltà di Teologia di Burgos e, nella sua attività artistica, si è distinto nelle arti del mosaico e del vitraio utilizzando un'iconografia cristiana. L'incontro con l'architetto domenicano Francisco Coello de Portugal, autore del santuario leonese della Vergine del Camino, per il quale realizzò un polittico-mosaico di 96 m2 per il Seminario Maggiore e Minore, confermò la sua vocazione artistica, dove si apprezzavano debiti al Beato Angelico (disegno, emotività religiosa, composizione…) coniugati con inquietudini nate sotto l'influenza di José María de Labra, pittore con volontà murale, tanto esperto dell'arte quanto preoccupato per la missione sociale dell'arte.
Negli anni '50 il padre domenicano José Manuel de Aguilar, fondatore del Movimento d'Arte Sacra, lo avvicinò alle riviste d'arte straniere. Carlos Muñoz de Pablos lo introdusse alla specialità del vetro colorato. Realizzò la sua prima mostra nella galleria madrilena Biosca, ottenendo un grande successo di pubblico e critica. I critici più prestigiosi scrissero sulla sua opera, evidenziando il suo sforzo di aprire nuovi percorsi al mosaico classico, conferendogli un vigore plastico basato sulla composizione dinamica e su un colore sobrio ottenuto con materiali esotici (tubo di bronzo, vetro piano, scarti di pietra da taglio, marmo laminato), che conferivano ai suoi mosaici “un tono espressionista di radice romanica”.
Gli incarichi per mosaici si susseguirono negli anni successivi: Crocifissi della Parrocchia di Nuestra Señora de la Fuencisla (Madrid) e della Cappella del Centro di Spiritualità della Compagnia di Gesù a Loyola, e l'Annunciazione della Cappella del Convento delle Domenicane di Monte Mario (Roma). Negli anni '60 intraprese la realizzazione di grandi vetrate, alcune di impegnata tracciatura (Chiese di Nuestra Señora del Rosario de El Salvador e della Episcopale di Venice in Florida). Trasferito il suo laboratorio da Madrid a Villava, eseguì vetrate per le parrocchie pamplonesi di Santa Vicenta María, Corpus Christi, Cuore di Gesù e per quella di San Miguel Arcángel di Noain e, fuori diocesi, per la Saint Dominic Church di Miami e il Convento di Santo Domingo di Caleruega, Burgos.
Dal 1995 intensificò il suo studio dell'arte religiosa, che portò alle sue pubblicazioni Iconografia di Santo Domingo de Guzmán, Santo Domingo de Pamplona, Il crismone romanico in Navarra, Museografia e iconografia di Santo Domingo de Guzmán o Il Angelico, pittore di Santo Domingo de Guzmán.
Alla fine della sua vita rinacque il suo interesse per il mosaico ma tramite nature morte, paesaggi e ritratti che portò in abitazioni private, servendosi allora non più di tessere convenzionali ma di ciottoli levigati dal mare, le cui sorprendenti proprietà luminose e cromatiche, associandosi in tarsie dinamicamente composte o troncate, mostravano l'espressività suggestiva e l'eccezionale vivacità impressionista che seppe raggiungere. «La simbiosi tra pietra-materia e spirito-forma ha per me come risultato finale la comunicazione visiva di una vita rinnovata», scrisse in Ars Sacra.
José López Furió
José López Furió (Foto: Fondo López Blasco)
(Benimaclet, Valencia, 1930-Pamplona, 1999). Discepolo di suo padre l’immaginaro José López Catalá, figlio di un ortolano che dopo la Guerra Civile divenne marmista. Studiò Belle Arti nell’Accademia valenciana di San Carlos. Verso il 1960 arrivò ad Alsasua come insegnante di Disegno all’Istituto Professionale e nei sette anni trascorsi lì, prima del suo trasferimento definitivo a Pamplona, scolpì le tre immagini della sua parrocchia - il Cuore di Gesù, la Milagrosa e San José - che gli servirono da biglietto da visita. Tre sacerdoti dalla spiccata sensibilità, don Cipriano Lezáun, don Carmelo Velasco, allora rettore del Seminario, e don José María Imízcoz, influenzarono perché ricevesse i primi incarichi dalla Diocesi. La sua maturità artistica arrivò presto con il sostegno di altre personalità, come don José María Zunzunegui, professore del Seminario di Vitoria, e l’industriale di Legazpia don Patricio Echeverría, realizzando così incursioni professionali in Guipúzcoa.
Nonostante fosse un artista da «fine settimana», impegnato nelle sue lezioni di Disegno Tecnico e Artistico nei Collegi El Redín e San Miguel de Aralar, e nella sua famiglia, tuttavia fu capace di scolpire fino a 300 statue, 200 di esse per le chiese navarrese. Ciò lo obbligava a studi biografici precedenti sui Santi, per conoscere il loro carattere e trasferire i loro tratti psicologici nelle mani dell’effigie, perché esse dicono tutto su una persona, secondo le sue parole. Tra le sue opere più apprezzate si trovano la Vergine Milagrosa di Alsasua, la Pietà della Confraternita dei Cavalieri Volontari della Croce di Pamplona, i passi processionali di Cáseda, San José Operaio delle M.M. Josefinas nel quartiere pamplonese di La Magdalena, San Francesco Saverio del padiglione nuovo del Seminario Conciliar, il Sacro Cuore di Gesù del Convento omonimo della calle Media Luna, il Salvatore di Ibañeta e l’Immacolata dei P.P. Riparatori di Puente la Reina. Realizzò anche sculture per colmare il vuoto di immagini scomparse (per il Monastero di Leire e Santa María de Eunate) e riproduzioni emotive, come una del Santo Cristo di Javier, donata a Sua Santità, Giovanni Paolo II, in occasione della sua visita al santuario nel 1982, e altre copie per chiese fuori Navarra, anche fuori Spagna (Francia, Venezuela, Ecuador…). Nella sua Valencia natale lasciò alcune sculture di valore (Parrocchie di San Antonio e San Vicente Mártir di Cullera).
Le sue iconografie preferite furono la Vergine con il Bambino e i Crocifissi, ma non scartò altre figure come il Salvatore, l’Immacolata, la Sacra Famiglia e i Santi, in particolare San Francesco Saverio, né passi processionali, Via Crucis, rilievi o diorami. Molte di queste opere contarono sull’assistenza di policromatori come la famiglia Guillén (Agustín e suo figlio Roberto). Nel suo concetto, l’immagine religiosa doveva trasmettere un’unzione necessaria. Così si spiegano la purezza, la bontà e la spiritualità che emanano dalla sua scultura.
Dal punto di vista stilistico, López Furió fu uno scultore ne figurativo, perché senza rinunciare all’essenza volumetrica del romanico o del gotico, senza scartare il ritmo del barocco o dimenticare schemi compositivi dei grandi maestri, assumeva la sintesi formale dei creatori moderni. All’interno del classicismo la mia scultura è semplificata e stilizzata, in ogni caso cerco di innovare e non ripetermi, affermava. La sua ammirazione si divise equamente tra gli scultori José Capuz, un valenciano simile a lui nella transizione dal barocchismo all’astrazione; il conquense Luis Marco Pérez, per essere giunto a un realismo esasperato quasi espressionista, tendenza presente nella sua scultura profana con cui inaugurò la Sala d’Arte pamplonese “Conde de Rodezno” nel 1968; e il francese Auguste Rodin, uno dei padri della scultura moderna.
Date significative nella prima evoluzione della Parrocchia
24 aprile 1978. Nomina dell’Incargato della futura Parrocchia del Cuore di Gesù (don Agustín García Larragueta).
1 marzo 1979. Decreto episcopale di creazione della Parrocchia.
1 marzo 1979. Nomina del primo parroco (don Agustín García Larragueta).
5 marzo 1979. Prima “Comunicazione parrocchiale ai fedeli”.
11 marzo 1979. Inizio della vita della Parrocchia: Prima Messa nella chiesa provvisoria.
18 marzo 1979. Prime Battesimi nella Parrocchia.
25 marzo 1979. Primo “Dialogo Comunitario sullo Stile della Parrocchia”.
11 aprile 1979. Prima “Celebrazione Comunitaria del Sacramento della Penitenza”.
14 aprile 1979. Prima Veglia Pasquale e primo rinfresco parrocchiale.
24 aprile 1979. Inizio della Catechesi dei ragazzi.
14 maggio 1979. Prima “Indagine sullo Stile della Parrocchia”.
22 giugno 1979. Prima “Assemblea Parrocchiale”.
1 ottobre 1979. Inizio della preparazione del “Gruppo di Catechisti”.
4 ottobre 1979. Prima riunione del Consiglio Amministrativo Parrocchiale.
5 ottobre 1979. Inizio del “Gruppo di Liturgia”.
3 novembre 1979. Iniziano gli incontri dei genitori dei ragazzi di Catechesi.
Dicembre 1979. Primo numero del Foglio Parrocchiale Nuestra Parroquia.
14 ottobre 1980. Iniziano gli “Incontri Biblici per Adulti”.
13 dicembre 1980. Iniziano i “Dialoghi dei Giovani”.
29 marzo 1983. Inizio della costruzione della Chiesa Parrocchiale.
23 aprile 1983. “Prima pietra” della Chiesa Parrocchiale.
11 marzo 1984. Inaugurazione della Chiesa Parrocchiale.
8 dicembre 1984. Viene installata sull’altare l’immagine della “Vergine dell’Offerta”.
29 ottobre 1985. Inizio del primo gruppo di “Catecumenato parrocchiale”.
11 aprile 1987. Inizio del Gruppo Scout “Jairoi”.
30 settembre 1987. Inizio del Gruppo “Oidajai”.
11 marzo 1988. Benedizione della “Croce” della facciata.
26 ottobre 1991. Prima “Ordinazione Sacerdotale” nella Parrocchia (don José Javier Anaut Máinz).
L’autore (destra) con don Agustín García Larragueta a Villava, 2019
Glossario
Arcovolta
Ognuno degli archi sovrapposti disposti a imbuto che formano il portale di un tempio –o di un tabernacolo in questo caso– nell'arte romanica e gotica o nelle sue perdurazioni successive.
Arte barocca
Stile artistico caratterizzato dall'ornamentazione elaborata, dal decorativo, dall'effetto scenico, dall'uso illusionistico degli effetti ottici, dalla rilevanza del sorprendente e dal dramma, che si sviluppò principalmente nei secoli XVII e XVIII.
Arte bizantina
Quella sorta nell'Oriente europeo intorno alla città di Bisanzio (l'attuale Costantinopoli), fondata dall'imperatore Costantino nel 330, come prodotto della mescolanza delle arti ellenistiche, romane e paleocristiane, sulle quali predominavano i gusti orientali, e che influenzò potentemente la cultura occidentale medievale.
Arte neo-romanica
Persistenza nei secoli XIX e nel primo terzo del XX dello stile architettonico di carattere cristiano che dominò l'Europa tra l'XI e parte del XIII secolo, ma reinterpretato dal presente, caratterizzato dall'uso di archi a tutto sesto, volte a botte e a crociera, colonne isolate e contrafforti sviluppati come elementi architettonici fondamentali.
Arte metafisica
Movimento artistico italiano tra il 1918 e il 1921, creato da Giorgio de Chirico e Carlo Carrà, legato specialmente alla pittura, che rappresentò un mondo visionario connesso con l'inconscio, al di là della realtà fisica.
Arte paleocristiana
L'arte cristiana primitiva fino al VI secolo, che in Oriente continuò dopo la scissione dell'Impero Romano nell'arte detta bizantina.
Canone
Modello o prototipo che raccoglie le caratteristiche considerate perfette nel suo genere, specialmente quello riferito alla figura umana che raccoglie le proporzioni ideali.
Capitello corinzio
Ha l'aspetto di una campana rovesciata o cesto da cui traboccano le foglie di acanto (pianta con foglie lunghe, ricurve e spinose), i cui steli danno luogo a una specie di volute o spirali (caulicoli) agli angoli.
Cloisonné
Parola francese per descrivere la tecnica decorativa, principalmente del rame, per cui lo smalto vitreo viene cotto tra i bordi rialzati del metallo, anche se questo smalto può essere sostituito da pietre preziose, vetro o altri materiali che vi si incastonano, creando contorni definiti.
Corten
Tipo di acciaio con alto contenuto di rame, cromo e nichel che gli conferiscono un colore rossastro-arancione caratteristico e lo rendono resistente alla corrosione.
Crismone
Simbolo che contiene le due prime lettere della parola «Cristo» in greco e talvolta le lettere greche Alfa e Omega collegate alla seguente frase tratta dall'Apocalisse di San Giovanni (22,13) riferita al Signore: «Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine».
Croce potenziata
Quella che ha piccoli traversi perpendicolari al suo asse nelle quattro estremità.
Cubo-surrealismo
Determinata fase evolutiva in cui le esperienze del cubismo e del surrealismo si fusero in uno stile molto peculiare, miscela di razionale (geometrico) e subconscio (irrazionale), con cui si possono qualificare momenti evolutivi della pittura di Picasso, Matta e altri creatori, particolarmente i dadaisti.
Doratura smaltata
Tecnica impiegata dai doratori consistente nello strisciare con la punta del graffietto (punzone apposito) il colore dato sul dorato del legno, formando strisce o linee per cercare di imitare la ricchezza dei tessuti.
Espressionismo
Scuola e tendenza estetica che, reagendo contro l'impressionismo, propugna l'intensità dell'espressione sincera anche a costo dell'equilibrio formale.
Espressionismo astratto
Movimento pittorico contemporaneo dentro l'astrazione, in particolare le tendenze informaliste e materiche dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nacque negli anni '40 negli Stati Uniti e si diffuse, decenni dopo, in tutto il mondo, estendendosi anche alla scultura.
Icona
Opera d'arte religiosa del cristianesimo orientale in cui si rappresentano Gesù, Maria, i santi, gli angeli o eventi biblici, generalmente dipinta su tavola di legno, ma può essere fatta di metallo, scolpita nella pietra, ricamata, realizzata in mosaico, sbalzata, ecc., le cui caratteristiche principali sono la planarità e l'uso del colore.
Iconografia
Descrizione del tema o soggetto rappresentato nelle immagini artistiche, così come della sua simbologia e degli attributi che identificano i personaggi rappresentati.
Impressionismo
Corrente pittorica del XIX secolo che rappresenta il motivo e la sua apparenza cromatica secondo l'impressione che la luce produce sulla vista dell'esecutore, e non secondo la supposta realtà oggettiva. Il suo principale rappresentante fu il francese Claude Monet.
Neo-figurazione
O pittura neofigurativa espressionista, è un movimento artistico della seconda metà del XX secolo, caratterizzato da un ritorno alla pittura figurativa rispetto all'astrazione, anche se i pittori trattano il tema in modo informale ed espressionista. Sorse come reazione all'arte astratta dopo la Seconda Guerra Mondiale, specialmente negli anni '50 e '60.
Nimbo
Aureola attorno alla testa delle immagini sacre. Nel Cristianesimo simboleggia la luce divina che raggiunge la comprensione dell'uomo, il quale la irradierà tutt'attorno.
Policromo
Di vari colori.
Post-impressionismo
Termine applicato agli stili pittorici della fine del XIX e inizio XX secolo posteriori all'impressionismo che continuarono a usare colori vivaci, pennellate distinguibili e temi di vita reale, come gli impressionisti, ma cercarono di portare più emozione ed espressione nella loro pittura oltre a una visione più soggettiva del mondo. Tra i suoi rappresentanti vi sono Cézanne, Van Gogh e Gauguin.
Razionalismo architettonico
Corrente nata in Europa a seguito delle devastanti conseguenze della Prima Guerra Mondiale, anche per stanchezza dell'elaborata ornamentazione del Modernismo precedente, che concentra il suo interesse in una nuova estetica basata sull'uso di nuovi materiali da costruzione (acciaio, cemento, vetro), seguendo concetti come struttura e funzione al servizio dell'attività umana, disegnando forme geometriche ad angolo retto sotto un'idea dinamica dello spazio architettonico.
Sbassatura
Tecnica artigianale che consiste nel lavorare lastre di metallo, cuoio o altri materiali malleabili, per ottenere una figura ornamentale in rilievo.
Romanismo
Corrente pittorica e scultorea del Manierismo europeo in cui si imitava lo stile degli artisti italiani che lavorarono a Roma durante il pieno Rinascimento, principalmente Raffaello e Michelangelo.
Suprematismo
Movimento artistico d’avanguardia focalizzato sulle forme geometriche fondamentali (in particolare il quadrato e il cerchio), nato in Russia nel 1915-1916 guidato da Kazimir Malévich.
Surrealismo
Movimento di origine letteraria e ampia diffusione artistica, il cui primo manifesto fu scritto da André Breton nel 1924, che tenta di oltrepassare il reale promuovendo con l’automatismo psichico l’immaginario e l’irrazionale.
Intarsio
Opera realizzata con frammenti di materiali diversi incastonati in un insieme che forma una rappresentazione.
Velatura
Tecnica consistente nel applicare su una superficie strati molto sottili di pittura, in modo che siano trasparenti gli strati inferiori sotto quelli superiori, miscelandosi l’effetto cromatico di entrambi.
Bibliografia
ALIENDE RODRÍGUEZ, Jorge. La scultura religiosa di José López Furió (1930-1999) nella città di Pamplona. Tesi di Laurea in Storia. Pamplona, Universidad de Navarra, 2014. Testo inedito.
IDEM. “La scultura di López Furió fuori da Navarra”, Príncipe de Viana, Anno nº 76, Nº 262, 2015 (Numero speciale dedicato a: VIII Congresso Generale di Storia di Navarra: Comunicazioni. Storia Moderna. Storia Contemporanea. Storia dell’Arte e Patrimonio. Volume II), pp. 929-940
DOMEÑO MARTÍNEZ DE MORENTIN, Asunción. “Arte popolare”, in GARCÍA GAÍNZA, M. C. L’arte in Navarra. Pamplona, Diario de Navarra, 1994, tomo 2, pp. 626-631.
EQUIZA, Jesús. “Urbanistica e parrocchie a Pamplona e Comarca”, in Vasconia: quaderni di storia e geografia, n. 29, pp. 47-65. Donostia-San Sebastián, Eusko Ikaskuntza, 1999.
[GARCÍA LARRAGUETA, Agustín]. Nuestra Parroquia, Bollettino della Parrocchia Corazón de Jesús di Pamplona, n. 84, giugno 1999.
E informazioni fornite all’autore il 26 agosto 2019.
HALL, James. Dizionario di temi e simboli artistici. Madrid, Alianza Editorial, 2003. Due volumi.
VALLE, Eusebio. “Mosaici di fr. Domingo Iturgaiz”. Localizzatore: http://www.dominicoshispania.org/mosaicos-de-fr-domingo-iturgaiz/ Aggiornamento: 26/12/2003. Consultazione: 15/05/2015.
VARI AUTORI. Guida alla scultura urbana di Pamplona. Pamplona, Ayuntamiento de Pamplona, 2009 (disponibile anche su http://esculturas.pamplona.es)
WIKIPEDIA. Félix Granda. Localizzatore: http://es.wikipedia.org/wiki/Félix_Granda. Aggiornamento: 11/03/2015. Consultazione: 15/05/2015.
Diario de Navarra del 23 marzo 1983, p. 13 de Diario 2.
Navarra Hoy del 12 marzo 1984, p. 5.
E pubblicazioni dell’autore.
Categoria: Storia dell’Arte | Tag: Agustín García Larragueta, Agustín Guillén López, Alfredo Díaz de Cerio, Arte contemporanea navarra, Domingo Iturgáiz Ciriza, Félix Granda Buylla, Jesús Recalde Alzórriz, José López Furió, Miguel Tomás Arrarás Urdániz, Pedro José Villalba, Talleres de Arte Granda, Virgen del Ofrecimiento.

